“Promised Land”: Hackato + Guercino

Hackatao, Promised Land - Digital Animation, 2021 | Giovanni Francesco Berbieri known as Guercino, Moses Oil on canvas, 1625 c.a 81 x 70 cm Courtesy of Ossimoro Spilamberto Art Gallery

ENG

After sleeping for three thousand years, Moses – “saved from the waters” -, liberator of his people, awakens and looks to the world. Where are his sons? And where is the land where “milk and honey flow”? He sees the mermaid-enchanted Mediterranean sea, red of lost lives. Almost closed, it is now an “open sea” and Europe is about one Canaan too far away. In the exodus of the 21st century, people flood without guidance to escape the horror; and to set out for the Promised Land.

If Guercino’s naturalistic inclination in his Moses makes the work true to the real world, then even more so does it reveal an expression of “obedience” to the appearance of the light of God. The Moses of 2021 turns his face in sundering pain from this light.

In Promised Land by the Italian artist duo Hackatao, the dream of the Promised Land is reversed, showing the point of view of migrants and demonstrating the utopia of a “paradise” that only exists when experienced and beheld from its inside. The place of happiness becomes the non-lieu that traces the portrait of our century par excellence; that of refugees, those who abandon their former lives to embark with the new, to a place seemingly just out of reach.

The millenial rest of Moses and his awakening, which Hackatao imagined through their artistic gesture of creating a work in narrative dialogue with Guercino’s Moses, represents a literary continuation. Even with passing millenia the dramas and needs of human beings change not in essence, but in form only. The combination of a digital art work exhibited on a screen with that of a great Italian master like Guercino no longer seems brazen, but an intuitively simple step in a tradition which bridges the archaic with the contemporary.

In contrast with the absence of place which characterizes our age, through their art Hackatao take us to what is instead its agora; a place of encounters, where space and time cancel each other out and where the promise of a land is within reach of all. This promised land is the Web.

“I am that I am”, “He will be your mouthpiece, and you will stand in the place of God for him.”

Thus spoke Moses, the hand and mouth of God. And thus Art Is; spark of divine light, message and messenger, between indivisible and continuous time and space.

Eleonora Brizi

ITA

Dopo un sonno di tremila anni, il liberatore del popolo Mosè (colui che fu “salvato dalle acque”) si risveglia e rivolge il suo sguardo al mondo. Dove sono i suoi figli? E la terra “dove scorrono latte e miele”? Rosso di vite, incantate da una sirena, vede il mar Mediterraneo. Quasi chiuso, e’ ormai “mare aperto” e l’ Europa una Canaan troppo lontana. Nell’esodo del XXI secolo, fiumi di popoli ora senza guida scappano all’orrore e si avviano verso la Terra Promessa.

Se la propensione naturalistica del Guercino nel suo Mosè gli conferisce quella veridicità propria del mondo reale, altrettanto vera è la sua espressione di “obbedienza” all’apparizione della luce di Dio, che nel Mose’ del 2.0.21 si tramuta in un verso di arrendevolezza al dolore.

In Promised Land del duo artistico italiano Hackatao, il sogno della Terra Promessa è rovesciato, a mostrare il punto di vista dei migranti e dimostrare l’utopia di un “paradiso” che è tale ed esiste solo se vissuto e visto dal suo interno. Il luogo della felicità diventa il non-lieu che per eccellenza traccia il ritratto del nostro secolo: quello dei rifugiati, che abbandonano la propria identità per imbarcarsi verso una nuova ed un qualcosa che non raggiungeranno mai.

Il millenario riposo di Mosè ed il suo risveglio, che gli Hackatao immaginano attraverso il loro gesto artistico di creazione di un’opera in dialogo narrativo con il Mosè del Guercino, rappresentano l’espediente letterario di continuità. Contenutistica, poiché a distanza di millenni i drammi e i bisogni degli esseri umani non mutano nella loro essenza, bensì soltanto nella loro forma; ed artistica, poiché l’accostamento di un’opera d’arte digitale esibita su uno schermo a quella di un grande maestro italiano come il Guercino non sembra più azzardato, ma semplicemente contemporaneo ai linguaggi del proprio tempo.

In contrapposizione con il non-luogo caratterizzante la nostra epoca, attraverso la loro arte gli Hackatao ci accompagnano in quello che invece e’ il suo lieu per antonomasia, luogo di incontri, dove spazio e tempo si annullano e dove la promessa di una Terra è leggibile a tutti: il web.

“Io sono colui che sono”, “allora egli sarà per te come bocca e tu farai per lui le veci di Dio”. Mosè, mano e bocca di Dio. E l’Arte, scintilla di luce divina, messaggio e al contempo messaggera, tra tempo e spazio indivisibili e continui.

Eleonora Brizi

HACKATAO + GUERCINO, "Promised Land" art show, CRAC Art Space, Castelnuovo Rangone (MO), Italy

ENG

The project “Promised Land” was conceived by Alessandro Mescoli for the new season of CRAC Art Space in Castelnuovo Rangone (MO), Italy.

On display from February 7th to March 28th.

The art piece “Moses” by Guercino is courtesy of Ossimoro Art Gallery (www.ossimoro.com).

The virtual show is taking place today Feb 13th on Arium platform (https://arium.events/), with a dense schedule of presentations and visitors going around with webcams and microphones “just like being in the same room together again”.

ITA

Il progetto “Promised Land” è stato ideato da Alessandro Mescoli per la nuova stagione dello spazio artistico CRAC a Castelnuovo Rangone (MO), Italia.

Il vernissage ha avuto luogo il 7 febbraio e le opere saranno in mostra fino al 28 marzo.

L’opera d’arte “Mose” di Guercino è in mostra per gentile concessione della galleria Ossimoro (www.ossimoro.com).

La mostra virtuale si e’ svolta sulla piattaforma Arium (https://arium.events/spaces/breezy-art) il 13 febbraio, con un fitto programma di presentazioni. I visitatori hanno goduto della mostra apparendo come piccoli cubi in movimento, con webcam e microfoni, “proprio come essere di nuovo nella stessa stanza insieme”.

HACKATAO + GUERCINO, "Promised Land" art show on Arium platform

ENG

When Hackatao invited me to curate this project – together with the amazing Alessandro Mescoli – I felt blessed. Dealing with an artist like Guercino, as well as a theme like “Moses”, isn’t necessarily the easiest thing to do. But I really loved the attitude of Hackatao towards this opportunity and together we made the decision of not treating the show as a “challenge” or a comparison: instead, we thought of it as a dialogue.

I tried to escape the structures and schemes of the history, the market and the art circles. And after a big breath, I only thought about the art.

How can “someone” like Moses relate to our times? How can the standing of such a majestic and crucial character possibly be in conversation with contemporary topics and issues?

The more I kept thinking about the story of Moses, the more I was understanding that nothing has ever really changed. I started to see that exodus of “his” people not being that different from our migrations in the Mediterranean sea. Of course the times and modes have changed, but not the core of the needs and dramas of humanity.

And I began to wonder: what if we create a real narration in the content? Without caring about stylistic frills or worrying about -isms? Centuries have passed while humanity has never changed. The conversation was always there and art has been perpetuating the narration.

Art, timeless and spaceless, eternal. What were these people looking for when Moses was their guide? What are we all looking for today? A better place, a goal, an arrival, a home, a finish, a destination: haven’t we always been in the search of a “Promised Land”?

Eleonora Brizi

ITA

Quando gli Hackatao mi hanno invitato a curare questo progetto – insieme allo straordinario Alessandro Mescoli – mi sono sentita molto fortunata, “coccolata” quasi. Avere a che fare con un artista come Guercino, così come un personaggio dal calibro di “Mosè”, non è necessariamente la cosa più facile del mondo. Ma mi è piaciuto molto l’atteggiamento degli Hackatao nei confronti di questa opportunità e insieme abbiamo deciso di non trattare la mostra come una “sfida” o un confronto: piuttosto, l’abbiamo pensata come un dialogo.

Cercando di sfuggire alle strutture e agli schemi della storia, del mercato e dell’ambiente artistico, dopo un bel respiro ho pensato solo all’arte.

In che modo “qualcuno” come Mosè può relazionarsi con i nostri tempi? Come può mai una personalita’ così imponente e cruciale essere in conversazione con le questioni contemporanee?

Più continuavo a pensare alla storia di Mosè, più mi rendevo conto che nulla è mai veramente cambiato. Ho iniziato a capire che l’esodo del “suo” popolo non era così diverso dai nostri flussi migratori nel Mediterraneo. Ovviamente i tempi e le modalità sono cambiati, ma non il fulcro dei bisogni e dei drammi dell’umanità.

Cosi’ ho cominciato a chiedermi: e se creassimo una vera narrazione a livello contenutistico? Senza curarci degli orpelli stilistici o preoccuparci degli -ismi? Sono passati secoli, ma l’umanità non è mai cambiata. La conversazione è sempre stata lì e l’arte ne ha perpetuato la narrazione.

Arte, senza tempo e senza spazio, eterna. Cosa cercavano queste persone quando Mosè era la loro guida? Cosa stiamo cercando tutti noi oggi? Un posto migliore, uno scopo, un arrivo, una casa, un traguardo, una destinazione: non siamo sempre stati alla ricerca della “Terra Promessa”?

Eleonora Brizi

Giovanni Francesco Berbieri known as Guercino, Moses Oil on canvas, 1625 c.a 81 x 70 cm Courtesy of Ossimoro Spilamberto Art Gallery

ENG

This interview is meant to be a conversation between the artist duo Hackatao and the two curators of the project Alessandro Mescoli and Eleonora Brizi, asking each other questions.

 
E: Alessandro, tell us about how the project took form and how you had the idea of pulling together the art of Guercino, one of the Italian masters of the 17th century, with the very contemporary art by Hackatao. Why Hackatao?
 

Everything originated from the desire to create an oxymoron, a visual tension, between the works on display. What better possibility than to activate this contrast through a temporal gap, a comparison between the centuries?

In the past, I have already investigated this issue in other institutional exhibitions, because I believe that antithetical combinations can often strengthen the value and understanding of the works on display; even outside the classic “whiteroom”.

Then comes the scientific, or rather historical – critical aspect: the demonstration of the evolution of artistic thought without interruption, without barriers and on the same, oriented, timeline.

The Baroque is an ideal condition to highlight the differences with the future. It represents the pictorial opulence, the weight of the frills and the arabesque. Everything you do not expect from a digital work, which at least in theory people believe to be minimal and depleted of a material medium or a real support, made by the author.

On the theoretical level The choice of a “warm” painter serves to exacerbate the contrast towards the ultra contemporary. Guercino’s Moses is even organic, almost realistic in reproducing even the consumption of the skin.

I could have brought Guido Reni but it would have been a cold palette, idealized pale android faces (think of his crucifixions or his depositions), or a canvas by Giovanni Andrea Sirani, but it would have been cold.

Hence, the luck of the availability of Sergio Bianchi’s Ossimoro art gallery in lending the work we have selected.

As for Hackatao, the choice fell on them for trust and transversality. Trust, because in the past I hosted their work, with the desire to keep together a group of artists including them. And transversality, as an essential gift to guarantee the stability of a project, where the work, the most extreme and visionary possible, had to be created on purpose, with its own identity capable of harmonizing with the ancient canvas.

E: Hackatao, what was your first reaction when you got invited to exhibit your art together with that of a painter like Guercino? Did you feel the weight of the past or the push of the contemporaneity? How did you face this “challenge”?
 

Pure emotion. We love to get involved, confront ourselves and collaborate with other artists and we conceived this “challenge” just like a collaboration between us and Guercino.

Our languages are very distant and different, for this reason the comparison was even more interesting. As we usually do for our works, before starting with the creative part, we research and study the context or topic. It is a moment in which we feed our mind with stimuli which we then transform into the artwork.

The comparison with artists of the past is never a burden, first of all we are dwarves on the shoulders of giants, so they are the ones who support us. Moreover, what has already been done helps us to follow a path of originality. Meaning that if you know the roads that were already traveled, you avoid them … in order to trace your own path.

Therefore, we focused on the theme of the exodus that we transposed into the contemporary world. A theme that is always very current. We wanted to approach it from a different perspective, from the point of view of those who are arriving.

ITA

Questa intervista vuole essere una conversazione tra il duo di artisti Hackatao e i due curatori del progetto Alessandro Mescoli ed Eleonora Brizi, che si scambiano domande a vicenda. 

E: Alessandro, ci parli un po’ delle origini di questo progetto e di come sia nata l’idea di accostare l’arte di un maestro italiano del XVII secolo come il Guercino a quella super contemporanea di Hackatao? Perche’ Hackatao?
 

Tutto nasce dal desiderio di creare un ossimoro, una tensione visiva, tra le opere esposte. Quale migliore possibilità se non quella di attivare questo contrasto attraverso un gap temporale, un confronto tra i secoli?

In passato ho già indagato e realizzato questa situazione anche in altre mostre istituzionali, perché credo che accostamenti antitetici possano spesso rafforzare il valore, e la comprensione delle opere esposte; anche al di fuori della classica “white room”.

Poi viene l’aspetto scientifico, o meglio storico – critico : la dimostrazione dell’evoluzione del pensiero artistico senza soluzione di continuità, senza barriere e sulla stessa, orientata, linea del tempo.

Il Barocco è una condizione ideale per evidenziare le differenze col futuro. Rappresenta l’opulenza pittorica, il peso del fronzolo e dell’arabesco. Tutto quello che non ti aspetti da un’opera digitale, che almeno in teoria le persone credono minimale e depauperata di un media materiale o di un supporto vero e proprio, operato dall’autore.

Sul piano teorico La scelta di un pittore ” caldo ” serve per esacerbare il contrasto verso l’ultra contemporaneo. Il Mosè del Guercino poi è addirittura organico, quasi verista nel riprodurre persino la consunzione della cute.

Avrei potuto portare Guido Reni ma sarebbe stato di tavolozza fredda, idealizzati volti pallidi da androide ( pensate alle sue crocifissioni o alle deposizioni) , oppure una tela di Giovanni Andrea Sirani, ma sarebbe risultato algido.

Da qui poi la fortuna della disponibilità della galleria Ossimoro di Sergio Bianchi nel prestare l’opera che abbiamo selezionato.

Per quanto riguarda Hackatao, la scelta è caduta su di loro per fiducia e trasversalità. Fiducia, perchè già in passato avevo ospitato il loro lavoro, con il desiderio di tenere unito un gruppo di artisti tra cui anche loro. E trasversalità, come dote essenziale a garanzia della tenuta di un progetto, dove l’opera, la più estrema e visionaria possibile, doveva essere creata appositamente, con una propria identità in grado di armonizzare con l’antica tela.

E: Hackatao, quale e’ stata la vostra prima reazione quando siete stati invitati ad esporre la vostra arte al fianco di un pittore come il Guercino? Avete sentito il peso dell’antichità o la spinta della contemporaneità? Come avete affrontato questa “sfida”?
 

Emozione pura. Amiamo metterci in gioco, confrontarci e collaborare con altri artisti e abbiamo colto questa “sfida” proprio come una collaborazione tra noi e il Guercino.

I nostri linguaggi sono molto lontani e diversi, per questo è stato ancora più interessante il confronto. Come solitamente facciamo per le nostre opere, prima di affrontare la parte creativa, ci documentiamo e studiamo il contesto o l’argomento. E’ un momento in cui nutriamo la mente di stimoli che poi trasformiamo nell’opera.

Il confronto con artisti del passato non è mai un peso. Innanzitutto, siamo dei nani sulle spalle di giganti, quindi sono loro a sostenerci; inoltre, quello che è già stato fatto ci aiuta a percorrere una via di originalità. Nel senso che se conosci le strade già percorse le eviti, in modo da tracciare il tuo per percorso personale.

Quindi, ci siamo concentrati sul tema dell’esodo, sempre molto attuale, che abbiamo trasposto nella contemporaneità. Abbiamo voluto affrontarlo da una prospettiva diversa dal punto di chi arriva.

 
 

ENG

A: Hackatao, I was very surprised by the refined color system of the Promised Land animation. Have you studied works of the past to draw inspiration, or was it developed for tests and combinations with the work of Guercino?
 

The chromatic research in our works is always very important and the colors are never random. We treat each work differently, but if we look at our works as a whole, we can find a chromatic affinity.

In Promised Land we felt the need to harmonize colors with Guercino’s work but without distorting our POP vein. However, through color we also wanted to communicate the dramatic situation of the passage through the waters. So there is a search for meaning and attention to harmony in the dialogue between the two works.

And then, more generally about your work,
In the short narratives that occur through your animations, the action is often announced, incipient, but never finished; a little suspended as it happened in the “open work” so dear to Calvino or to Eco.
Chance or attention to the language of the new avant-gardes?
 

Absolutely yes, our works respect the canons of “open work”. No answer defined by us artists but a stimulus to multiple interpretations. The user of the work has the opportunity to participate in the hacking of the theme with us.

Animation is reduced to a minimum, freeing us from the usual cinematographic language, and imprisoned in an eternal loop that in the case of Promised Land matches the continuous repetition of the migrations of peoples.

In the work we also tried to give a hypnotic sense that wants to visually resume the siren’s call, then emphasized in the music created ad hoc by Matermato which amplifies this feeling of hypnotic suspension and unstoppable drama.

A: Eleonora, why did you think of diversifying your career as an art curator and critic by focusing on digital art?
 

It was a very natural and spontaneous transition. I do not come from artistic studies, which if on the one hand it is limiting, on the other it constitutes a shortcut to the new, outside of many academic schemes and limits. However, from the beginning of my career, I was catapulted into the world of “the most” contemporary art. Working with the artist Ai Weiwei for four years was a bit like going to a school of contemporary: from an artistic and above all social point of view. It becomes a mindset, from which one can no longer ignore and I believe that this has helped me to have an eye always open on everything that is highly contemporary, or even pioneering.

And then
How much, in your opinion, does digital art leave room for figuration and narration in the international contemporary scene?
 

Digital art, to which we unfortunately address in these terms and which I would prefer to simply call (contemporary) “art”, does not differ from figuration nor even from narration. Simply, it manifests itself in its own aesthetic and canons which are another way of understanding the same concepts or currents. It is always a bit of the same old story, as well as the “morality” that we draw from this artistic juxtaposition of a work by Guercino with that of Hackatao: little has changed over the centuries in substance, but only in form. Having now proof that a figurative painting like that of Moses can absolutely dialogue with a digital animation depicting a moving siren and perpetuate a narrative that actually never ended, I don’t think there is much to add: we were, we are and we will be human, nothing can ever be so different. Water can appear in a liquid, solid or gaseous state, when we walk near a river, when we drink a vermouth with a nice ice cube, when we relax in a sauna: it is always water.

ITA

A: Hackatao, mi ha sorpreso molto il raffinato impianto cromatico dell’animazione Promised Land . Avete studiato opere del passato per trarre ispirazione, o è stata sviluppata per prove ed accostamenti con l’opera di Guercino?
 

La ricerca cromatica nelle nostre opere è sempre molto importante e i colori non sono mai casuali. Trattiamo ogni opera in modo diverso, ma se guardiamo l’insieme del nostro lavoro possiamo ritrovare un’ affinità cromatica. In Promised Land sentivamo il bisogno di armonizzare i colori con l’opera del Guercino, ma senza snaturare la nostra vena POP. Attraverso il colore, volevamo comunque comunicare anche la situazione drammatica del passaggio attraverso le acque. Quindi c’è ricerca di significato e attenzione per l’armonia nel dialogo tra le due opere.

E poi, più genericamente riguardo il vostro lavoro,
Nelle brevi narrazioni che avvengono attraverso le vostre animazioni, l’azione risulta spesso annunciata, incipiente, ma mai conclusa; un po’ sospesa come avveniva nell’ “opera aperta” tanto cara a Calvino o a Eco.
Casualità o attenzione al linguaggio delle nuove avanguardie?
 

Assolutamente sì, le nostre opere rispettano i canoni dell’ “opera aperta”. Nessuna risposta definita da noi artisti, quanto piuttosto uno stimolo a molteplici interpretazioni. Il fruitore dell’opera ha la possibilità di partecipare all’hacking del tema insieme a noi. L’animazione è ridotta ai minimi termini, svincolandoci dall’abituale linguaggio cinematografico, e imprigionata in un loop eterno che nel caso di Promised Land combacia con il ripetersi continuo delle migrazioni dei popoli. Nell’opera, abbiamo cercato anche di dare un senso ipnotico che vuole visivamente riprendere il richiamo della sirena, rimarcato poi nella musica realizzata ad hoc da Matermato che amplifica questa sensazione di sospensione magneticq e drammaticità inarrestabile.

A: Eleonora, come mai hai pensato di diversificare la carriera di curatore e critica d’arte orientandoti sull’arte digitale?
 

E’ stato un passaggio molto naturale e spontaneo. Io non provengo da studi artistici, che se per un verso e’ limitante, per l’altro costituisce una scorciatoia verso il nuovo, al di fuori di tanti schemi e limiti accademici. Sono però stata catapultata fin dall’inizio della mia carriera nel mondo dell’arte piu’ contemporanea. Lavorare con l’artista Ai Weiwei per quattro anni e’ stato un po’ come andare a scuola di contemporaneità: dal punto di vista artistico e soprattutto sociale. Diventa una forma mentis, dalla quale non si puo’ piu’ prescindere e credo che questo mi abbia aiutato ad avere un occhio sempre aperto su tutto cio’ che e’ altamente contemporaneo, o addirittura pionieristico.

E poi
Quanto, a tuo parere, l’arte digitale lascia spazio alla figurazione ed alla narrazione, nella scena contemporanea internazionale?
 

L’arte digitale, a cui purtroppo ci rivolgiamo in questi termini e che io preferirei chiamare semplicemente “arte” (contemporanea), non si discosta dalla figurazione ne’ tanto meno dalla narrazione. Semplicemente, si manifesta in un’estetica ed in canoni tutti suoi che sono un altro modo di intendere i medesimi concetti o correnti. E’ sempre un po’ lo stesso discorso, cosi’ come la “morale” che traiamo da questo accostamento artistico di un’opera del Guercino con quella di Hackatao: poco e’ cambiato nel corso dei secoli nella sostanza, bensì soltanto nella forma. Avendo ormai la prova che un dipinto figurativo come quello del Mose’ possa assolutamente dialogare con un’animazione digitale raffigurante una sirena in movimento e perpetuare una narrazione che in realtà non ha mai avuto fine, non credo ci sia molto da aggiungere: eravamo, siamo e saremo essere umani, niente potrà mai essere così diverso. L’acqua può manifestarsi in stato liquido, solido o gassoso, quando passeggiamo vicino ad un fiume, quando beviamo un vermouth con un bel cubetto di ghiaccio, quando ci rilassiamo in una sauna: e’ sempre acqua.

The making of "Promised Land" by Hackatao

ENG

H: We have a question for the curators.
When the artist unveils his work, it is a bit like getting naked in public, he is subject to judgments, criticisms, misunderstandings or positive admiration, curiosity, etc.
What was the first emotional impact you had in viewing the juxtaposition of the two works?
 

A: I first viewed the digital work, alone. Very powerful and refined.

A futuristic but ancient and Mediterranean work in the story told. Made of attention to detail, to the chromatic system and to the tradition of drawing.

I would say a “dynamic painting”, but slow, where the harmonic kinesia of the characters, albeit reiterated, brings the mind back to certain scenes of Viola, or to Warhol’s first video experiments, where the viewer practiced to visually trace every flickering of the image .

Then comes the song of the Siren, ecstatic, but now it is the guide of men among the waves.

Located next to the canvas, the activation begins. The works are completed through a union that smooths out, like the short century of the twentieth century, all the differences that can manifest themselves in 400 years.

And although Guercino’s Moses seems to ironically protect his face, the history of art itself is called upon to confirm its destiny. It will be a “sin” to separate the two works when the exhibition is over: Man does not divide what God has united.

E: It is nice that you ask about the emotional impact of the curator, rather than an art criticism on the works.

In my case, since I followed the creation of the digital work step by step, I unfortunately deprived myself of that pleasant surprise that I believe will strike many of the observers. But despite knowing the work, the thrill of seeing it alongside Moses was enormous.

The issue addressed in Hackatao’s Promised Land is one that I particularly care about, both from a personal and a social point of view. In some way, the theme of the “journey”, whether it is forced and obligatory or wanted and sought, has always accompanied my life. This is why I loved the opportunity of a “deconsecrated” Moses, but rather lived in his highest function: that of leader to salvation.

Suddenly, looking at the two works, it all makes sense. The tragedies of humanity, always the same, over the millennia. The search for salvation, in the “Promised Land”. Art, and with it the artists, which can change its language with the passing of the centuries, but never changes his voice.

ITA

H: Noi abbiamo una domanda per i curatori. Quando l’artista svela la propria opera, è un po’ come mettersi a nudo in pubblico, soggetto a giudizi, critiche, incomprensioni o anche ammirazione, curiosità ecc.
Qual è stato il primo impatto emotivo che avete avuto nella visione dell’accostamento delle due opere?
 

A: Prima ho visionato l’opera digitale, da sola. Molto potente e raffinata.

Un’ opera futuribile ma antica e mediterranea nella storia raccontata. Fatta di attenzioni al particolare , all’impianto cromatico e alla tradizione del disegno.

Direi una “pittura dinamica”, ma lenta, dove la cinesia armonica dei personaggi, seppur reiterata, riporta la mente a certe scene di Viola, o alle prime sperimentazioni video di Warhol, dove lo spettatore si esercitava a rintracciare visivamente ogni tremolio dell’immagine.

Poi arriva il canto della Sirena, estatico, ma ora è guida degli uomini tra i flutti.

Posizionata accanto alla tela, inizia l’attivazione. Le opere si completano attraverso un connubio che appiana, come il secolo breve del ‘900, tutte le diversità che in 400 anni possono manifestarsi.

E nonostante il Mosè del Guercino sembri proteggersi ironicamente il volto, la stessa storia dell’arte è chiamata in causa a confermare il proprio destino. Sarà un ” peccato” separare a mostra finita le due opere: L’uomo Non divida ciò che Dio ha unito.

E: E’ bello che chiediate dell’impatto emotivo del curatore, piuttosto che di una critica d’arte sulle opere.

Nel mio caso, dal momento che ho seguito passo per passo la creazione dell’opera digitale, mi sono purtroppo privata di quella piacevole sorpresa che credo colpirà molti degli osservatori. Ma nonostante conoscessi l’opera, l’emozione di vederla affiancata al Mose’ e’ stata enorme.

La tematica affrontata in Promised Land di Hackatao e’ una a cui tengo particolarmente, sia dal punto di vista personale sia da quello sociale. In qualche modo il tema del “viaggio”, che sia esso forzato e obbligato o voluto e cercato, accompagna da sempre la mia vita. Per questo ho amato l’opportunita’ di un Mose’ “sconsacrato”, ma piuttosto vissuto nella sua funzione piu’ alta: quella di guidare alla salvezza.

Improvvisamente, guardando le due opere, tutto ha senso. I drammi dell’umanita’, sempre uguali, nel corso dei millenni. La ricerca della salvezza, nella “Terra Promessa”. L’arte, e con se’ gli artisti, che puo’ cambiare il suo linguaggio con lo scorrere dei secoli, ma mai cambia la sua voce.

A section of the mood-board of inspirations for "Promised Land" by Hackatao

The artwork Promised Land by Hackatao is tokenized on the platform SuperRare at the following link:

https://superrare.co/artwork-v2/promised-land-19319